giovedì 17 maggio 2018

How to Reset Start Menu Layout to Default in Windows 10

Sometimes you may no longer be able to "Pin to Start" or "Unpin from Start", and/or the Start menu may become corrupted and will no longer display or work properly.
When this happens, resetting the Start layout back to default can usually fix this.

This tutorial will show you how to reset the Start screen layout back to default for your account in Windows 10.

EXAMPLE: Default Start menu layout in Windows 10
Name:  Default_Start_layout.jpg
Views: 7235
Size:  67.5 KB



Here's How:

1. Click/tap on the Download button below to download the file below.

Note: The downloadble .reg file below will delete the registry key below.

HKEY_CURRENT_USER\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\CloudStore\Store\Cache\DefaultAccount

Reset_Start_layout_to_default.reg




2. Save the .reg file to your desktop.

3. Double click/tap on the downloaded .reg file to merge it.

4. When prompted, click/tap on Run, Yes and OK to approve the merge.

5. Restart your PC to apply.

6. You can now delete the downloaded .reg file if you like.

martedì 9 gennaio 2018

Cos'è e come funziona Chromecast


Come funziona Chromecast

Chromecast è un dispositivo prodotto da Google che permette di inviare flussi audio/video al televisore senza l’ausilio dei cavi, tramite una tecnologia wireless denominata Google Cast. Per essere più precisi si tratta di un dongle HDMI, cioè di una chiavetta che una volta collegata al televisore e connessa a una rete Wi-Fi consente di trasmettere video e contenuti “live”, come ad esempio pagine Web o lo schermo di uno smartphone, a qualsiasi TV (anche non Smart) senza affrontare configurazioni complicate. La sua forma attuale è quella di una “sfera schiacciata” dalla quale esce un piccolo cavo HDMI, ma nel modello di prima generazione il Chromecast era una vera e propria chiavetta, simile a quelle USB che usiamo sui nostri computer.

I principali pregi di Chromecast sono la vasta compatibilità hardware/software, la semplicità di utilizzo e il prezzo. La chiavetta di Google è compatibile con tantissime applicazioni che permettono di sfruttarne appieno le potenzialità e con tante piattaforme software: si può utilizzare da PC tramite il browser Chrome (che è disponibile per Windows, macOS e Linux), dai dispositivi Android, da iPhone, iPad e perfino da Windows Phone sebbene le app ottimizzate per Chromecast siano ancora pochissime sulla piattaforma mobile di Microsoft. Della semplicità di utilizzo abbiamo già parlato, basta collegare la chiavetta alla porta HDMI del televisore, connetterla a una rete Wi-Fi e scegliere i contenuti da trasmettere al televisore da PC, smartphone o tablet. Quanto al prezzo, bisogna dire che Google ha adottato una politica molto “aggressiva” per il suo dongle commercializzando il suo modello base a meno di 40 euro.

Entrando più nel dettaglio, ci sono tre modelli di Chromecast attualmente in commercio: quello base che permette di riprodurre video fino a una risoluzione di 1080p (Full HD) che costa 39 euro; Chromecast Ultra che permette di riprodurre video in 4K e HDR (con supporto Ethernet) che costa 79 euro e, infine, Chromecast audio che permette di trasformare qualsiasi impianto audio in un impianto wireless. Supportano tutti le reti wireless a 5GHz e si possono acquistare direttamente dallo store ufficiale di Google o in qualsiasi negozio di elettronica. Noi oggi ci concentreremo sui dongle “classici”, quelli per i video, quindi al bando le ciance e vediamo subito come funziona Chromecast. Ti assicuro che si tratta davvero di un gioco da ragazzi!


Come configurare Chromecast

La configurazione iniziale del Chromecast è semplicissima. Tutto quello che devi fare è prendere il dispositivo, collegarlo a una delle porte HDMI del televisore e “accenderlo” usando uno dei cavi in dotazione con il dongle: se utilizzi il modello base di Chromecast (quello Full HD) puoi alimentare il dispositivo tramite cavo USB usando direttamente una delle porte del televisore oppure in maniera più tradizionale collegandola alla presa elettrica. Se invece utilizzi il Chromecast Ultra devi utilizzare per forza la presa elettrica. Nell’alimentatore del Chromecast Ultra troverai anche una porta Ethernet per collegare il dongle alla rete via cavo (opzione consigliata per i contenuti in 4K, che hanno bisogno di una connessione potente e, soprattutto, stabile che il Wi-Fi potrebbe non garantire).
Al termine del collegamento, devi configurare il Chromecast assegnando un nome al dispositivo e scegliendo la rete wireless a cui deve connettersi. Per compiere quest’operazione devi scaricare l’utility di configurazione del Chromecast sul tuo smartphone o sul tuo computer.


Configurare Chromecast da smartphone o tablet


Se preferisci operare da smartphone/tablet, scarica l’applicazione Google Home per Android o iOS, avviala, accettane le condizioni d’uso e clicca sull’icona dei dispositivi che si trova in alto a destra. Attendi dunque che venga rilevata la tua “chiavetta” (che naturalmente deve essere connessa al televisore mentre il televisore è acceso) e fai “tap” prima sulla voce Configura e poi sul pulsante Continua in modo da avviare la procedura di configurazione iniziale del Chromecast.

Come funziona Chromecast
Entro qualche secondo dovrebbe comparire un codice alfanumerico sia sul televisore che sullo schermo del telefono: conferma la sua visualizzazione pigiando sul pulsante Il codice è visualizzato, imposta un nome per il tuo dongle e scegli se attivare la modalità ospite sul Chromecast (una funzione che permette a chiunque si trovi nella stanza dove c’è il Chromecast di inviare contenuti al televisore mediante l’utilizzo di un PIN).


Per concludere, premi sul bottone Continua, scegli la rete wireless a cui far connettere il Chromecast, digita la sua chiave di accesso (oppure importala dallo smartphone rispondendo OK al messaggio visualizzato in basso) e pigia ancora una volta su Continua. Il dongle si riavvierà ed entro qualche secondo sarà pronto a trasmettere i tuoi contenuti preferiti al televisore (vedremo a breve come).
Configurare Chromecast da PC


Se vuoi configurare Chromecast tramite computer, apri il browser Chrome e collegati alla pagina di configurazione del Chromecast e clicca sulla voce In alternativa, puoi configurare il tuo dispositivo Chromecast da questo computer che si trova in basso.

Successivamente, clicca sulla voce Fai clic per la configurazione e pigia prima sul pulsante Configura e poi su Accetto per accettare le condizioni d’uso di Chromecast. Tieni deselezionata l’opzione Invia a Google i dati sull’utilizzo e i rapporti sugli arresti anomali se non vuoi inviare a Google delle statistiche d’uso del tuo Chromecast.

Come funziona Chromecast


A questo punto devi disconnetterti dalla rete Wi-Fi che stai utilizzando attualmente e devi collegarti alla rete del Chromecast. Clicca quindi sull’icona della rete che si trova nell’area di notifica di Windows o nella barra dei menu di macOS e seleziona la rete Chromecastxx dal menu che si apre.


Una volta stabilita la connessione, clicca sul pulsante Avanti (sulla destra), attendi che venga visualizzato il codice di conferma del Chromecast sul tuo televisore e vai ancora avanti cliccando sul pulsante Sì. Per concludere, assegna un nome al tuo Chromecast, scegli la rete Wi-Fi alla quale connettere il dispositivo, digita la relativa chiave di accesso e clicca sul pulsante Connetti per completare la procedura di configurazione iniziale del Chromecast.

Come funziona Chromecast
Adesso collega nuovamente il computer alla rete Wi-Fi del router (quella che hai appena configurato anche nel Chromecast) e il gioco è fatto. 

Come usare Chromecast

Finalmente è arrivato il momento di vedere come funziona Chromecast dal PC e dai dispositivi portatili! Fondamentalmente, tutto quello che devi fare è collegare il computer o lo smartphone/tablet alla stessa rete wireless del Chromecast, avviare la riproduzione del contenuto che ti interessa e pigiare sull’icona della trasmissione wireless (il display con le onde del Wi-Fi accanto). Ma cerchiamo di essere più precisi. 

Usare Chromecast da computer

Per sfruttare il tuo Chromecast dal computer devi usare il browser Google Chrome (che è disponibile per Windows, macOS e Linux). Per la precisione, devi collegarti al sito Internet che vuoi trasmettere al televisore, pigiare sull’icona ≡ collocata in alto a destra (nella barra degli strumenti di Chrome) e selezionare la voce Trasmetti dal menu che compare. Nel riquadro che si apre, pigia sul pulsante OK e la trasmissione della pagina Web al televisore avrà inizio.


Alcuni servizi online, come ad esempio YouTube e Netflix, supportano nativamente Chromecast, questo significa che sul televisore vengono inviati solo i loro contenuti (nel caso di Netflix e YouTube i video) senza il resto della pagina Web che fa da contorno. Molto comodo devo dire.

Come funziona Chromecast

Non vuoi trasmettere solo una scheda di Chrome al televisore, bensì l’intero schermo del computer? È possibile anche questo. Tutto quello che devi fare è cliccare sull’icona ≡ di Chrome e selezionare la voce Trasmetti dal menu che si apre. Dopodiché devi espandere il menu a tendina Trasmetti a presente nel riquadro che compare al centro dello schermo e devi selezionare prima la voce Trasmetti desktop e poi il nome del tuo Chromecast. 

Come funziona Chromecast
Se compare una finestra con la miniatura del tuo desktop, clicca prima su quest’ultima e poi sul pulsante Condividi per avviare la trasmissione dello schermo sul televisore. Per interrompere la trasmissione, clicca sul pulsante Interrompi condivisione che compare in fondo allo schermo. 


Estensioni per Chromecast



 
Come funziona Chromecast


Esistono delle estensioni per Chrome che permettono di sfruttare in maniera ancora più completa il dongle di casa Google. Qualche esempio? Ti accontento subito.

Una delle estensioni che potresti provare è CastBuddy che riconosce i flussi video presenti nelle pagine Web e permette di inviarli al Chromecast, senza trasmettere al televisore anche la pagina Web che fa da contorno. È molto utile per inviare al televisore i video che si trovano su alcuni servizi di streaming e alcune piattaforme di file hosting. Purtroppo non funziona con i video in formato Flash, ma ormai sono sempre meno i servizi di streaming che utilizzano questa tecnologia. Per utilizzare CastBuddy, collegati alla pagina che contiene il video che vuoi trasmettere al televisore, seleziona l’icona dell’estensione che si trova in alto a destra e clicca prima sull’icona della trasmissione situata accanto al nome del video di tuo interesse (nel riquadro che compare) e poi sul nome del tuo Chromecast. A trasmissione avviata potrai controllare la riproduzione multimediale dal tuo PC cliccando sull’icona di CastBuddy.

Un’altra estensione, o meglio, applicazione che ti consiglio di provare è VideoStream per Chrome, la quale permette di selezionare dei video dal PC e di trasmetterli al televisore passando per Chrome. Per installarla sul tuo computer, collegati alla pagina del Chrome Web Store che la ospita e clicca prima sul pulsante Aggiungi e poi su Aggiungi app. Ad installazione completata, recati nel menu delle applicazioni di Chrome e avvia VideoStream. Dopodiché clicca sul pulsante Choose a video e scegli il video da inviare al televisore. 


Come usare Chromecast da smartphone/tablet



 
Come funziona Chromecast

Per usare Chromecast da smartphone e tablet devi installare una delle tante applicazioni compatibili con la chiavetta di Google, avviare la riproduzione del contenuto di tuo interesse e pigiare sull’icona di Google Cast.

Di applicazioni ce ne sono tantissime su Android e iOS, mentre su Windows Phone sono ancora piuttosto limitate. Proviamo a fare un elenco di quelle da installare subito, che non possono proprio mancare sul tuo device.
  • Chrome (Android/iOS) – il browser di casa Google. Ha davvero bisogno di presentazioni?
  • YouTube (Android / iOS) – tutti i video del portale targato Google possono essere inviati al televisore grazie a Chromecast.
  • Allcast (Android / iOS) – popolarissima applicazione che permette di inviare foto e video dalla memoria dello smartphone al Chromecast. È disponibile in una versione di prova gratuita che limita la durata dei contenuti a 5 minuti e in una a pagamento senza limitazioni (che costa 3,65 euro su Android e 4,99 euro su iOS).
  • BubbleUPnP (Android) – una delle migliori applicazioni per lo streaming di video dai dispositivi locali e dai server UPnP/DLNA (es. dischi di rete o computer, su cui va installato un apposito software). Alcune funzioni, come ad esempio la conversione in tempo reale dei formati video non supportati, si può sbloccare solo acquistando la versione a pagamento della app (che costa 3,49 euro).
  • Localcast (Android / iOS) – altra applicazione per lo streaming di video dai dispositivi locali e dai server UPnP/DLNA o Samba.
  • Netflix (Android / iOS) – uno dei servizi di video on-demand più famosi al mondo. Contiene centinaia di film, serie TV e documentari.
  • Infinity (Android / iOS) – il servizio di video on-demand di casa Mediaset. Offre tantissimi film, serie TV e show.
  • AndStream (Android) – è un’applicazione che permette di “catturare” i video presenti sulle piattaforme di file hosting e su vari servizi di streaming. Una volta “catturati”, i video possono essere scaricati in locale oppure trasmessi in player esterni che offrono il supporto a Chromecast.
  • Plex (Android / iOS) – famosissimo media server per gestire al meglio la propria libreria video e condividerla con altri dispositivi. Necessita di un apposito client da installare su PC o NAS.
  • Spotify (Android / iOS) – il servizio di streaming musicale più famoso al mondo.
  • Google play music (Android / iOS) – la risposta di Google a Spotify, e iTunes.
  • Vevo (Android / iOS) – video musicali per tutti i gusti.
  • Vidzone (Android) – altro ottimo servizio dedicato ai video musicali.
  • TuneIn Radio (Android / iOS) – consente di ascoltare stazioni radio in streaming da tutto il mondo.
  • ES File Explorer (Android) – il miglior file manager per Android.

Se utilizzi uno smartphone o un tablet Android, puoi anche trasmettere l’intero schermo del tuo dispositivo al televisore. Basta recarsi nel menu Impostazioni > Display e selezionare l’opzione Trasmetti schermo. Funziona anche per lo streaming dei giochi, i ritardi nella trasmissione dovrebbero essere minimi.

Nota: in caso di problemi, puoi riavviare o riportare il tuo Chromecast alle impostazioni di fabbrica aprendo la app Google Home sul tuo smartphone/tablet e pigiando prima sull’icona dei dispositivi in alto a destra, poi sul pulsante (…) collocato sul riquadro relativo al Chromecast e infine sulla voce Riavvia Chromecast (o Esegui il ripristino dei dati di fabbrica).

Differenza tra BIOS e UEFI

Cominciamo a descrivere cosa sia ormai l'obsoleto B.I.O.S. (Basic Input Output Stream):




Il Basic Input-Output System o BIOS, è un insieme di routine software, generalmente scritte su memoria ROM, FLASH o altra memoria non volatile, che fornisce una serie di funzioni di base per l'accesso all'hardware del computer e alle periferiche integrate nella scheda madre da parte del sistema operativo e dei programmi. Nei computer IBM-compatibili la ROM del BIOS contiene anche il POST, il primo programma che viene eseguito dopo l'accensione, coinvolto dunque nella fase di avvio (boot) del sistema di elaborazione.

Avvio del PC
A partire dall'introduzione dei primi IBM PC XT e compatibili nell'agosto del 1981, è il BIOS che ha il compito di dare i primi comandi al sistema durante la fase di avvio, detta boot process. In questa fase, dopo i controlli preliminari sulla funzionalità dei componenti fondamentali (interrupt, RAM, tastiera, dischi, porte), per sapere come inizializzare correttamente le periferiche presenti il BIOS legge alcuni parametri (come l'ora e la data correnti) da una piccola memoria RAM CMOS tamponata, cioè mantenuta alimentata anche a PC spento da una batteria, del tutto separata dalla RAM principale del computer.

Nelle moderne implementazioni del BIOS possono essere selezionati i più diversi tipi di supporto per l'avvio e sono presenti numerose funzioni per la diagnostica e la personalizzazione di importanti funzioni relative all'utilizzo della RAM, alle opzioni per l'overclocking e sono presenti segnali di allarme in caso di malfunzionamenti delle ventole o eccessivi aumenti della temperatura.

Sequenza tipica dei test eseguiti durante il POST

Test dei registri del processore con identificazione della CPU (viene mostrato il modello della CPU sul monitor)

Controllo della ROM del BIOS

Controllo della tastiera

Controllo della memoria CMOS (memoria che contiene le impostazioni del BIOS salvate)

Test del Clock di sistema

Test della quantita di RAM di sistema (viene mostrato sul monitor la quantità di RAM e il tipo di memoria)

Verifica della memoria base di 64 Kb per la copia (shadowing) del BIOS

Test e attivazione della memoria cache L2 del processore

Test della batteria della memoria CMOS

Verifica delle differenti modalità video con test della scheda video

Test della modalità protetta

Test del controller DMA, degli IRQ ed RTC

Inizializzazione e programmazione del Plug&Play e degli I/O (viene mostrata la configurazione degli IRQ sul monitor)

Inizializzazione del Chipset

Verifica del floppy e delle unità IDE (viene mostrato il modello delle unità IDE installate)

Inizializzazione del PCI, shadow RAM e Power Manager

Viene mostrata nel monitor la configurazione del sistema

...

dopo tutta la routine dei controlli vediamo le impostazioni più comuni del bios:
Le normali impostazioni del BIOS includono cose di base, come l’orologio e il calendario del computer stesso.

Le impostazioni più avanzate possono includere la quantità di memoria allocata per l’uso del video o se richiedere o meno una password all’avvio del sistema.

I BIOS che sono tra i più moderni vi permetteranno anche di definire la sequenza di avvio. 
Ad esempio, il sistema potrebbe essere impostato per l’avvio da una chiave USB in primo luogo, e se non se ne trova nessuna, può passare all’ unità CD-ROM.
Se il sistema non trova Nè una chiave USB avviabile né un’unità CD-ROM nel vostro sistema, allora sià avvierà da disco rigido come impostazione predefinita.

Bene continuiamo con le curiosità
Come vengono memorizzate le impostaizoni nel BIOS?
Il BIOS è stato originariamente memorizzato su un chip chiamato Programmable Read Only Memory (PROM).

Poiché si trattava di chip che potevano essere programmati solo una volta, l’aggiornamento del BIOS di un computer si doveva necessariamente fare sostituendo fisicamente il chip.

Dai primi anni novanta, il BIOS è stato realizzato sull’ Erasable Programmable Read Only Memory (EPROM). La memoria Eprom può essere cancellata utilizzando la luce ultravioletta e poi riprogrammata, se è necessario aggiornare il sistema del BIOS.

La riprogrammazione di una EPROM richiede di rimuovere il chip e metterlo in un lettore di EPROM.

Ormai però i più moderni computer utilizzano una Electric Erasable Programmable Read Only Memory (EEPROM). Le EEPROM possono essere cancellate e riprogrammate direttamente nel vostro computer.

Aggiornamenti del BIOS: si o no forse?
è una pratica comune l'aggiornamento dei Bios ma sappiamo realmente cosa facciamo?
Nella maggior parte dei casi, il computer non avrà bisogno di un aggiornamento del BIOS.

Tuttavia, se un grave difetto di sicurezza o relativo alle prestazioni viene scoperto nel BIOS tutt’ora in uso, il produttore del computer può raccomandarvi di aggiornare il vostro BIOS.
Dato che stiamo parlando di una componente che controlla così tante funzioni del computer a basso livello, bisogna essere molto cauti con l’installazione degli aggiornamenti del BIOS, specialmente se questi non vengono proposti e confezionati dalla casa produttrice dal computer: in sostanza, evitate di scaricare aggiornamenti di terze parti. Con il flash di un bios errato BUTTIAMO letteralmente la scheda madre rendendola così solo un inutile fermacarte... Personalmente se vedo che un pc non ha problemi di stabilità o altro lo lascio stare dato che un flash andato a male rischia di far spendere altri $$oldi inutilmente come dico sempre se funziona Bene non toccarlo.

Bene dopo queste considerazioni e brevi spiegazioni passiamo a U.E.F.I. (Unified Extensible Firmware Interface):



Cominciamo con un po' di storia

UEFI, conosciuto precedentemente come EFI (Extensible Firmware Interface), è una tecnologia annunciata inizialmente solo da Intel al momento della presentazione della propria architettura IA-64 del processore Itanium e poi ripresentata in maniera decisamente più consistente insieme a Microsoft a fine 2003. Lo scopo di UEFI è quello di sostituire gradualmente i vecchi BIOS delle schede madri e dopo un timido debutto sul mercato agli inizi del 2006 grazie ai primi iMac Intel Core Duo di Apple, è stata introdotta in volumi solo con i processori Intel Core con architettura Sandy Bridge, dopo esser stata affiancata a un'altra tecnologia Intel arrivata a fine 2005, iAMT per la gestione remota dei sistemi.

All'incirca dal 2010 i nuovi computer (non solo i comuni PC ma anche le workstation e i server) hanno cominciato progressivamente a essere corredati dall'UEFI o comunque con firmware della scheda madre upgradabile a BIOS con almeno la funzione di efi-boot del sistema operativo come opzione.

UEFI consente ai produttori di integrare nel firmware della scheda madre applicazioni e nuove funzionalità, fra cui strumenti per la diagnostica e il ripristino dei dati, servizi di crittografia e funzionalità per la gestione dei consumi. Uno dei grandi vantaggi di UEFI, rispetto al vecchio BIOS, è l'interfaccia grafica che lo fa assomigliare ad un'applicazione software comune. Questo è dovuto al fatto che la limitazione di comandi a 16 bit e con 1 MB appena di memoria caricata è stata superata. Inoltre, mediante l'interfaccia UEFI del firmware è possibile eseguire molte operazioni di gestione e amministrazione prima impossibili con BIOS.

Inoltre, tramite le applicazioni UEFI e i driver UEFI indipendenti dal sistema operativo, facilita la procedura di avvio e offre molta flessibilità amministrativa. Con sistemi Windows (si pensi alle versioni server) l'unico sistema per partizionare dischi con capacità maggiore di 2 TB (per le note limitazioni di MBR) è quello di avere una piastra madre dotata di firmware UEFI (utilizzando sistemi operativi a 64 bit per i volumi avviabili).

UEFI rende più semplice la gestione di PC e server da remoto, aiutando così le aziende a ridurre i costi di manutenzione e supporto, e può gestire direttamente le connessioni di rete per connettersi ad una LAN o a Internet. A tal proposito i BIOS basati sullo standard UEFI sono dotati di alcune funzionalità specifiche per la gestione delle reti ed, eventualmente, anche di un browser Web. Inoltre, superando il MBR e sostituendolo con lo standard GPT, si può partizionare il disco con sole partizioni primarie senza più la necessità di partizioni estese e logiche.

L'altra caratteristica di UEFI è la capacità di ridurre, anche drasticamente, i tempi di caricamento del sistema operativo e quello di supportare, similmente a quanto succede con i computer palmari, forme di avvio istantaneo. L'UEFI ha anche il compito di dotare il firmware del PC di un'interfaccia grafica efficace, facile da usare e in grado di supportare le risoluzioni video permesse dalle moderne schede grafiche. In aggiunta a questo, l'UEFI fornisce un ambiente per il boot multipiattaforma capace di fornire i servizi base richiesti dai sistemi operativi. Infatti, i programmi UEFI sono scritti in linguaggi molto più moderni di quelli utilizzati per sviluppare i BIOS.

In un certo senso, UEFI si può considerare un piccolo sistema operativo dedicato a presiedere tutte quelle operazioni che intercorrono fra l'accensione fisica della macchina e il lancio del sistema operativo vero e proprio, superando però tutte le problematiche emerse negli anni con gli attuali BIOS. Come tale infatti, è in grado di far girare applicazioni di alto livello scritte attraverso strumenti di programmazione standard. Tutto questo verrà reso possibile dal fatto che le interfacce di UEFI sono appoggiate da codice in linguaggio C++, mettendo così definitivamente al bando l'ostico codice assembly dei BIOS tradizionali.

Per Microsoft (che fa parte del consorzio UEFI composto da oltre 140 aziende), il firmware UEFI, oltre a "migliorare l'interoperabilità del software e risolvere le limitazioni del BIOS", presenta i seguenti vantaggi:

miglioramento della sicurezza grazie alla protezione del processo prima dell'avvio da attacchi di tipo bootkit.
maggiore velocità dei tempi di avvio e di ripresa dallo stato di ibernazione.
supporto di unità maggiori di 2,2 terabyte (TB).
supporto di driver di dispositivi firmware a 64 bit che il sistema può utilizzare per indirizzare più di 17,2 miliardi di gigabyte (GB) di memoria durante l'avvio.
possibilità di utilizzare il BIOS con hardware UEFI.
Sebbene UEFI sia già arrivato da tempo sul mercato nei recenti iMac, questi si appoggiano a un chipset proprietario sviluppato da Apple. Il primo chipset di Intel a supportare i BIOS UEFI è arrivato all'inizio del 2007 grazie alla piattaforma mobile Santa Rosa basata sul chipset Crestine e il processore Merom, ma non ha incontrato il favore dei produttori di sistemi.

un breve accenno ai Sistemi Operativi che supportano UEFI


Linux è in grado di utilizzare UEFI all'avvio dall'inizio del 2000, usando il boot loader UEFI elilo o, più recentemente, una versione UEFI di GRUB.
HP-UX usa UEFI come sistema di boot sui sistemi IA-64 dal 2002.
HP OpenVMS usa UEFI su IA-64 dalla prima valutazione del suo rilascio nel dicembre 2003 e dai rilasci di produzione dal gennaio 2005.
Apple impiega UEFI per la sua linea di Mac basata su chipset Intel. Mac OS X 10.4 Tiger per Intel e Mac OS X 10.5 Leopard supportano UEFI v1.10 in modalità 32-bit anche su CPU a 64-bit.
La versione Itanium di Windows 2000 supporta UEFI 1.10. Windows Server 2003 per IA-64, Windows XP 64-bit Edition e Windows 2000 Advanced Server Limited Edition, tutte versioni per la famiglia di processori Intel Itanium, supportano UEFI, un requisito della piattaforma dovuto alla specifica DIG64.
Microsoft ha introdotto il supporto UEFI per il sistema operativo Windows x64 con Windows Server 2008 e Windows Vista Service Pack 1. Anche le versioni a 64-bit di Windows 7 sono compatibili con UEFI. Microsoft non offriva allora un supporto per UEFI a 32-bit mentre a partire da Windows 8 tutte le altre edizioni di Windows (32 e 64 bit) sono ovviamente compatibili con UEFI, anzi sono specificatamente sviluppate avendo il nuovo standard di firmware come base.

I principali vantaggi di UEFI. Differenze tra UEFI e BIOS

Le specifiche di UEFI sono state pensate per rendere "il nuovo BIOS" indipendente dall'hardware e per mettere a disposizione del sistema operativo servizi di boot e runtime direttamente accessibili.

UEFI supera le limitazioni del vecchio BIOS consentendo, tra l'altro:
- boot da dischi particolarmente capienti (di capacità superiore ai 2 Terabytes) utilizzando GPT (GUID Partition Table). GPT è parte integrante dello standard UEFI e porta con sé tutta una serie di novità rispetto all'utilizzo del MBR (Master Boot Record).
- architettura indipendente da CPU e driver
- ambiente preOS (accessibile cioè all'infuori del sistema operativo, prima della fase di boot di quest'ultimo) molto più completo e versatile rispetto al passato. Si pensi che di solito UEFI offre anche il supporto della connettività di rete.
- design modulare
- eliminazione della necessità di un bootloader (fatta eccezione per utilizzi più avanzati)
- esecuzione di moduli firmati (funzionalità Secure Boot)


lunedì 23 ottobre 2017

Come riattivare il visualizzatore di foto su Windows 10

All'improvviso su Windows 10 non si vedono più i file di tipo immagine (jpg, png, tiff, etc...)!

Cosa sarà successo?!?

A volte capita che con qualche aggiornamento di Windows 10 i file di tipo immagine non si vedono più, ovvero non risultano più associati ad un programma e le icone dei file sono bianche.

Di seguito vi spiego come riattivare il Visualizzatore Foto di Windows.

giovedì 19 ottobre 2017

How to install WSUS on Server 2012 Step by Step

Here’s my step by step account of installing WSUS on a member server in your domain. I understand that it can be a bit buggy sometimes installing this Role on a server due to account restrictions during the role creation especially when creating the database. This method is my simple way of creating the WSUS database on a remote SQL server usually a highly available SQL cluster used for management of infrastructure separate from the Production / Application databases.